Lo scrittore deve avere delle idee.
Esce di casa e viaggia. Cammina. Scopre.
Lo scrittore è uno scienziato, sperimenta.
Decide di aprire la porta a tante emozioni o esperienze.
Parte per nuove città alla scoperta del nulla essenzialmente.
Ricerca un'ispirazione.
Si tuffa in un mondo parallelo. Nel passato o nel futuro.
Prende per mano i suoi personaggi, dipinge i luoghi del suo romanzo, intervista e annota.
Lo scrittore sei tu.
Stephen King :"Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere e scrivere molto" . Scrivere è una delle mie più grandi passioni e ho deciso, fondando questo blog, di condividerla con i lettori. I post sono le pagine del "libro on-line" e la mia storia, un pò riveduta e corretta, è il suo filo conduttore. Per chi ricerca una fuga dalla monotona quotidianità, può scegliere di seguire "La parola di oggi è..."
mercoledì 11 gennaio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
Noi
Siamo in un panorama pacato, una casa profumata e accogliente ed il calore delle persone che la abitano. Siamo in un bar dinanzi ad un espressino, le luci di Natale ed una festa che si conclude.
Siamo attorno ad un tavolo, il sorriso dei nostri occhi, la bellezza della nostra amicizia e le risate travolgenti.
Siamo in una macchina, i vetri riflettono le nostre ombre, la Coca Cola nel porta bibite e la radio accesa.
Siamo al cinema, una testa sulla spalla, le gambe sullo schienale davanti a noi e i pop corn in grembo.
Siamo insieme nello stesso posto e nello stesso momento.
Siamo attorno ad un tavolo, il sorriso dei nostri occhi, la bellezza della nostra amicizia e le risate travolgenti.
Siamo in una macchina, i vetri riflettono le nostre ombre, la Coca Cola nel porta bibite e la radio accesa.
Siamo al cinema, una testa sulla spalla, le gambe sullo schienale davanti a noi e i pop corn in grembo.
Siamo insieme nello stesso posto e nello stesso momento.
sabato 7 gennaio 2012
C'è chi
C'è chi entra nella nostra vita per caso. Si sente in diritto di prendere un pezzetto di noi e di toglierlo a qualcun'altro, forse ad una madre o una padre.
C'è chi ha il coraggio di voler approfondire un semplice interesse, ha la volontà di scavare nel profondo e trovare la pietra preziosa che stava cercando.
C'è chi ha la voglia di amare ed essere amato.
C'è chi sogna di poter condividere con "l'altrui" tutto ciò che impara e pensa quotidianamente.
C'è chi apprezza i suoi difetti.
C'è chi invidia i suoi pregi.
C'è chi non ne può fare a meno.
C'è chi scrive perchè è la strada giusta per far parlare il cuore.
C'è chi ha il coraggio di voler approfondire un semplice interesse, ha la volontà di scavare nel profondo e trovare la pietra preziosa che stava cercando.
C'è chi ha la voglia di amare ed essere amato.
C'è chi sogna di poter condividere con "l'altrui" tutto ciò che impara e pensa quotidianamente.
C'è chi apprezza i suoi difetti.
C'è chi invidia i suoi pregi.
C'è chi non ne può fare a meno.
C'è chi scrive perchè è la strada giusta per far parlare il cuore.
venerdì 6 gennaio 2012
L'opposto
Sono in macchina. Fuori la tempesta. L'acqua colpisce la nostra zattera e scivola sul vetro della macchina. Ripenso al motivo che ci ha condotti qui.
Penso che tutto sommato la strada è stata lunga e la sofferenza troppa. Io da un lato tu dall'altro.
L'acqua continua a devastare il vetro appannato. Disegna tante righe. Un po' come un volto segnato dal pianto, il nostro.
Due storie diverse ma accomunate da qualcosa.
Io e te agli opposti.
La pioggia mi fa pensare. Sembro essere stata proiettata in un film.
La musica in sottofondo, quattro amici in macchina, i pensieri e tanta malinconia.
E continuo a chiedermi perchè siamo arrivati fin qui.
La risposta è chiara ma non voglio accettarla. La ripeto nella mente ogni santo giorno.
Io tranquilla tu l'opposto.
Io pessimista tu l'opposto.
Io odiosa tu l'opposto.
Continuo a ripetermi che passerà. Tutto passa. Gli esperti affermano sia così.
Ho intrapreso un cammino difficile ed una strada tortuosa. E' la prima volta che muovo i passi in questa direzione e sono terrorrizzata. Ripeto a me stessa e agli altri che sto bene.
E' un male all'anima ma andrà via. Scomparirà con il tempo. La mia paura più grande è che di tempo ne è trascorso fin troppo e io mi sento una pedina ancora sulla casella START.
Penso che tutto sommato la strada è stata lunga e la sofferenza troppa. Io da un lato tu dall'altro.
L'acqua continua a devastare il vetro appannato. Disegna tante righe. Un po' come un volto segnato dal pianto, il nostro.
Due storie diverse ma accomunate da qualcosa.
Io e te agli opposti.
La pioggia mi fa pensare. Sembro essere stata proiettata in un film.
La musica in sottofondo, quattro amici in macchina, i pensieri e tanta malinconia.
E continuo a chiedermi perchè siamo arrivati fin qui.
La risposta è chiara ma non voglio accettarla. La ripeto nella mente ogni santo giorno.
Io tranquilla tu l'opposto.
Io pessimista tu l'opposto.
Io odiosa tu l'opposto.
Continuo a ripetermi che passerà. Tutto passa. Gli esperti affermano sia così.
Ho intrapreso un cammino difficile ed una strada tortuosa. E' la prima volta che muovo i passi in questa direzione e sono terrorrizzata. Ripeto a me stessa e agli altri che sto bene.
E' un male all'anima ma andrà via. Scomparirà con il tempo. La mia paura più grande è che di tempo ne è trascorso fin troppo e io mi sento una pedina ancora sulla casella START.
martedì 3 gennaio 2012
2012
E poi arriva il 2012 e si spera sia un anno nuovo, pieno di novità, tanti buoni propositi da rispettare. Ci si augura che sia diverso da quello passato. Si brinda alla felicità e alla voglia di cambiare anche se nella maggior parte dei casi rimane tutto come negli anni passati. Ma si cerca di non essere pessimisti, di guardare avanti, di lottare per ottenere ciò che si desidera. Si avanzano promesse e si spendono parole importanti. Percepisci sulla tua pelle che qualcosa sta cambiando. Sei consapevole che non scriverai più 2011. Sentirai un'atmosfera diversa e abbandonerai tutto ciò che di negativo ha caratterizzato il tuo anno passato per guardare con spensieratezza al fututo (questo è il primo buono proposito dell'anno)..
Ti nutrirai di positività (almeno per la prima settimana), guarderai i tuoi amici con aria diversa, cercherai di non arrabbiarti, farai di tutto per sorridere (perchè l'OTTIMISMO aiuta il buon umore), osserverai tutto ciò che ti circonda da un doppio punto di vista (diciamo anche triplo). Ed ecco che entrerai nel nuovo anno, forse un po' nostalgica di averne lasciato un altro allle spalle, ma sempre speranzosa che questo possa essere quello buono per ...per?? Scusate per fare cosa?
Non posso scrivere per cosa lotterò...o cosa spero possa accadere..ma in ogni caso anche quest'anno farò di tutto per crederci..
BUON ANNO
Ti nutrirai di positività (almeno per la prima settimana), guarderai i tuoi amici con aria diversa, cercherai di non arrabbiarti, farai di tutto per sorridere (perchè l'OTTIMISMO aiuta il buon umore), osserverai tutto ciò che ti circonda da un doppio punto di vista (diciamo anche triplo). Ed ecco che entrerai nel nuovo anno, forse un po' nostalgica di averne lasciato un altro allle spalle, ma sempre speranzosa che questo possa essere quello buono per ...per?? Scusate per fare cosa?
Non posso scrivere per cosa lotterò...o cosa spero possa accadere..ma in ogni caso anche quest'anno farò di tutto per crederci..
BUON ANNO
domenica 18 dicembre 2011
Niente
..[Lei sorrise.
Lui la baciò.
Il primo bacio fu semplice, delicato, sfiorato. Quasi rubato.
Si guardarono negli occhi. La sua immagine rifletteva negli occhi lucidi e sorpresi della fragilità in persona. Lei era spaventata, felice e tremolante. Le gote rosse, la bocca aperta in un sorriso e gli occhi che lacrimavano. Le sfiorò il viso. Aveva delle ciocche di capelli fuori posto. Il naso freddo e le mani cianotiche. Tutto era diverso da come lei se l'era immaginato. Ma era giusto così. Era giusto l'inverno, il freddo, quel bacio. E da allora non sarebbe più stato come prima. Tutto sarebbe cambiato...]
...[Lo stomaco mi si attorcigliava...
Non ho mangiato più...Ti chiedi perchè?
La colpa è sempre stata tua e di chi se no?!
La tua colpa è stata quella di non avermi ascoltato, di non avermi presa per mano, di avermi ignorato qando più avevo bisogno. Ed ora che mi dici queste belle parole, io non so proprio che farmene.
La tua colpa è stata l'ignoranza e l'indifferenza. La finta indifferenza perchè sapevi cosa stava accadendo ma non facevi nulla per evitare l'irreparabile. Ed è proprio questo il motivo per il quale sono diventata quella che sono.
La tua colpa è stata il non volermi abbastanza bene. Il tuo non volermi decisamente bene.
E la mia colpa qual'è stata?
La mia colpa è stata l'essere succube e colpevole di me stessa..]
Lui la baciò.
Il primo bacio fu semplice, delicato, sfiorato. Quasi rubato.
Si guardarono negli occhi. La sua immagine rifletteva negli occhi lucidi e sorpresi della fragilità in persona. Lei era spaventata, felice e tremolante. Le gote rosse, la bocca aperta in un sorriso e gli occhi che lacrimavano. Le sfiorò il viso. Aveva delle ciocche di capelli fuori posto. Il naso freddo e le mani cianotiche. Tutto era diverso da come lei se l'era immaginato. Ma era giusto così. Era giusto l'inverno, il freddo, quel bacio. E da allora non sarebbe più stato come prima. Tutto sarebbe cambiato...]
...[Lo stomaco mi si attorcigliava...
Non ho mangiato più...Ti chiedi perchè?
La colpa è sempre stata tua e di chi se no?!
La tua colpa è stata quella di non avermi ascoltato, di non avermi presa per mano, di avermi ignorato qando più avevo bisogno. Ed ora che mi dici queste belle parole, io non so proprio che farmene.
La tua colpa è stata l'ignoranza e l'indifferenza. La finta indifferenza perchè sapevi cosa stava accadendo ma non facevi nulla per evitare l'irreparabile. Ed è proprio questo il motivo per il quale sono diventata quella che sono.
La tua colpa è stata il non volermi abbastanza bene. Il tuo non volermi decisamente bene.
E la mia colpa qual'è stata?
La mia colpa è stata l'essere succube e colpevole di me stessa..]
mercoledì 14 dicembre 2011
Propositi
Ed è proprio quando pensi di non avere parole e allora che arrivano, come una tempesta, un uragano, come una sorpresa. Ti sommergono, avvolgono, ti riscaldano, riempiono il cuore.
Nel periodo di Natale siamo tutti più buoni (o facciamo solo finta??) e riscopriamo tante emozioni, sensazioni perse, che decidiamo in un istante di ritrovare. Le custodivamo segretamente ma non abbiamo mai avuto il coraggio di condividerle, perchè sempre timorosi o ignari. Però il Natale apre il cuore, gli occhi, la mente e allora forse, decidi di farti le domande giuste, di seguire l'istinto, di accettare i difetti, di amare i pregi. Scopri di non aver compiuto grandi cose durante l'anno o di aver fatto determinate scelte che ora consideri "sbagliate". E perciò per un motivo a te sconosciuto, avanzi i buoni propositi per l'anno nuovo o per lo meno per i giorni di festa che verranno. Decidi quello che dovrai fare, con chi e come. Pensi che forse non si avvererà nulla di ciò che hai programmato con tanto amore ma l'unica cosa, credo, a cui dovrai pensare è Non Pensarci!
Dedicato a coloro che pensano di aver sbagliato, a coloro che hanno fatto scelte azzardate, a chi non è sicuro, a chi è razionale...ma a Natale non dovrebbe:)
Nel periodo di Natale siamo tutti più buoni (o facciamo solo finta??) e riscopriamo tante emozioni, sensazioni perse, che decidiamo in un istante di ritrovare. Le custodivamo segretamente ma non abbiamo mai avuto il coraggio di condividerle, perchè sempre timorosi o ignari. Però il Natale apre il cuore, gli occhi, la mente e allora forse, decidi di farti le domande giuste, di seguire l'istinto, di accettare i difetti, di amare i pregi. Scopri di non aver compiuto grandi cose durante l'anno o di aver fatto determinate scelte che ora consideri "sbagliate". E perciò per un motivo a te sconosciuto, avanzi i buoni propositi per l'anno nuovo o per lo meno per i giorni di festa che verranno. Decidi quello che dovrai fare, con chi e come. Pensi che forse non si avvererà nulla di ciò che hai programmato con tanto amore ma l'unica cosa, credo, a cui dovrai pensare è Non Pensarci!
Dedicato a coloro che pensano di aver sbagliato, a coloro che hanno fatto scelte azzardate, a chi non è sicuro, a chi è razionale...ma a Natale non dovrebbe:)
lunedì 12 dicembre 2011
Sogni
I sogni son ambigui, un po' come alcune persone. Che significato nascondono e cosa vogliono davvero insinuare? Si dice che i sogni siano la rielaborazione delle vicende della giornata. Alcune volte non è affatto vero, almeno personalmente è così. Sogno cose che non vorrei accadessero mai. Perchè facciamo sogni strani o incubi? Perchè ci agitiamo e ci svegliamo nervosi?
"Ho passato una pessima nottata",ogni tanto capita che qualcuno faccia questa affermazione. Sono così realistici. I miei sogni hanno come protagonisti persone senza volto, penso sia qualcosa comune. Non sento il suono della loro voce ma conosco i loro discorsi. A volte nel sogno piango. Mi dispero o rido. Un po' come nella vita reale attraverso diverse fasi. Solo che a volte capita di svegliarmi più stanca del solito. E' come se avessi sognato tutta la notte e mi affaticassi per l'enorme sforzo mentale.
Beh e se alcuni dicono che "la notte porta consiglio" non so fino a che punto crederci.
"Freud suggerì che gli incubi lasciano che il cervello controlli emozioni che sono il risultato delle esperienze dolorose. I sogni lasciano anche esprimere alla mente sensazioni che sarebbero normalmente soppresse da svegli, tenendosi così in armonia".
O alle volte sognamo quello che desideriamo e che nella realtà non riusciamo ad avere. Strano mistero. "Secondo Freud il sogno costituisce un mezzo tra i più efficaci per osservare le fantasie rimosse dall'area della coscienza durante il giorno, ma che vengono rappresentate come in una specie di teatro durante la notte".
Anche il sognare ad occhi aperti è una meravigliosa esperienza, distorcere eventi a nostro piacimento o conversazioni avute o che si avranno.
Il sogno è ambiguità e l'ambiguità e roba di pochi...
"Ho passato una pessima nottata",ogni tanto capita che qualcuno faccia questa affermazione. Sono così realistici. I miei sogni hanno come protagonisti persone senza volto, penso sia qualcosa comune. Non sento il suono della loro voce ma conosco i loro discorsi. A volte nel sogno piango. Mi dispero o rido. Un po' come nella vita reale attraverso diverse fasi. Solo che a volte capita di svegliarmi più stanca del solito. E' come se avessi sognato tutta la notte e mi affaticassi per l'enorme sforzo mentale.
Beh e se alcuni dicono che "la notte porta consiglio" non so fino a che punto crederci.
"Freud suggerì che gli incubi lasciano che il cervello controlli emozioni che sono il risultato delle esperienze dolorose. I sogni lasciano anche esprimere alla mente sensazioni che sarebbero normalmente soppresse da svegli, tenendosi così in armonia".
O alle volte sognamo quello che desideriamo e che nella realtà non riusciamo ad avere. Strano mistero. "Secondo Freud il sogno costituisce un mezzo tra i più efficaci per osservare le fantasie rimosse dall'area della coscienza durante il giorno, ma che vengono rappresentate come in una specie di teatro durante la notte".
Anche il sognare ad occhi aperti è una meravigliosa esperienza, distorcere eventi a nostro piacimento o conversazioni avute o che si avranno.
Il sogno è ambiguità e l'ambiguità e roba di pochi...
martedì 29 novembre 2011
Days are forgotten
E se veramente i giorni si dimenticano, beh noi vogliamo dimenticare quei giorni no, quelli in cui abbiamo pianto, quelli in cui il mondo ha remato contro di noi, quelli in cui ci hanno deriso e tradito, quelli in cui ci hanno odiato, quelli in cui abbiamo lottato per niente. Vogliamo dimenticare le storie tristi e quelle non importanti, le perdite di tempo e i discorsi fini a loro stessi. Le giornate di pioggia e le cadute. Le ferite e il fiato corto.
Ricordami tutto il resto come un post it sul frigorifero della cucina. Appena sveglia lo leggerò e sorriderò. Ricordamelo con un sms stupido, con una battuta, con il solletico, con una canzone, con una parola di conforto o con una lettera...ricordamelo ma fallo sempre..
non dimenticarlo
Ricordami tutto il resto come un post it sul frigorifero della cucina. Appena sveglia lo leggerò e sorriderò. Ricordamelo con un sms stupido, con una battuta, con il solletico, con una canzone, con una parola di conforto o con una lettera...ricordamelo ma fallo sempre..
non dimenticarlo
venerdì 18 novembre 2011
1920
Sarà come danzare a ritmo di una musica suonata al piano in riva al mare, con le onde che s'infrangono contro di me e il piano forte. Il ritmo si ripete lento, è sempre lo stesso. Ed io mi muovo trasportata dall'immaginazione: sono sul grande palco di un maestoso teatro e sto danzando per te, l'ignoto. Quello che ricerco ogni giorno e che mi accompagna sempre e comunque, qualsiasi cosa faccia, pensi o in qualunque luogo io sia. La musica cresce, le mani del mio pianista si intrecciano in una danza dell'amore. Il vento mi spinge a fare molteplici piroette, i miei vestiti si gonfiano e il volto mi si sporca di sabbia. Il tempo è grigio, ma questa volta non è come il mio animo. E' sereno e tranquillo, forse, anzi no. I miei piedi sono freddi, sento i granelli di sabbia tra le dita e l'acqua è così gelida. In lontananza, sulla cima di una collina, due innamorati si baciano. Un bacio lungo e appassionato come solo l'amore che li accompagna sa dare. I suoi occhi languidi, le sue mani calde e il sorriso da ragazzino che riscalda la fredda giornata invenale del lontano 1920.
giovedì 27 ottobre 2011
Festa
Paola: “ Mi ricordo di una festa. Margherita ed io avevamo circa quattordici anni o giù di lì. Frequentavamo il quarto o il quinto ginnasio e avevamo deciso una sera d’inverno, di andare in centro. Forse avevamo un appuntamento con qualcuno. È così tutto vago. Non mi ricordo per quale motivo fossimo tutte e due perfette e truccate, sicuramente sapevamo già che saremmo andate alla festa”.
Margherita:” Era un gruppo di amici con cui avremmo condiviso tante uscite in seguito. Personalmente mi ricordo che ci fermammo dinanzi ad una libreria del centro città. Fu un incontro casuale. Ci invitarono a una festa. Si chiamava Gianluca. Era bello, altro, ombroso in volto, però faceva il simpatico con me. Era la prima volta che lo incontravo, Paola invece lo conosceva da anni, avevano frequentato la stessa scuola in passato.”Paola:” Erano solo ragazzi e una ragazza, quest’ultima la conoscevo perché avevo frequentato insieme a lei la scuola materna. Non possedevamo né macchina né motorino. Ci accontentammo di prendere il pullman, o forse no, forse raggiungemmo la festa a piedi. In quel periodo senza mezzi di locomozione eravamo abituati a camminare molto. Arrivammo alla fatidica festa. Avete presente quelle feste adolescenziali fatte in casa, con il dj, i divani alle estremità della stanza per fare spazio? Beh era la nostra festa”.
Margherita:” Ora che mi ricordo, era una villa a due piani. C’erano la tavernetta, il piano terra e il primo piano che personalmente non ho mai visto perché c’erano le stanze da letto. Il piano terra, dove si svolgeva la serata, non era grandissimo. Il padrone di casa ci accolse, Roberto. Tipo simpatico ma astratto, adorava l’inglese, i viaggi e il sapere in tutte le sue sfumature. Arrivammo a party iniziato. La musica era alta, il dj era all’angolo della stanza illuminato da una lucina e cambiava freneticamente cd, i ragazzi erano ammassati in quella stanzetta con divani e mobili alle estremità della stanzaper permettere di ballare. Ci accomodammo. Il piano terra aveva una finestra che affacciava sull’interno della villa, dove si sviluppava un piccolo ma accogliente giardino corredato di tavolini e sedie e un dondolo. C’erano ragazzi anche fuori, nonostante il freddo inverno.”
Margherita:” io guardavo lui e lui ricambiava il mio sguardo. Aveva una carnagione scura, i capelli bruni e ricci e gli occhi penetranti che ti lasciavano senza fiato. Indossava una felpa pesante bianca con un disegno rosso. Era un animale, ma non ricordo precisamente quale fosse. Jeans, scarpe da ginnastica e il suo giubbotto di pelle. Quanto era bello e affascinante. Parlare di lui mi ricorda primi approcci da ragazzini. Si è timidi e impacciati e noi eravamo il quadro dell’imbarazzo.”Non so cosa mi abbia ricordato questa festa ma mi mancano quei momenti di assoluta innocenza. Mi manca la semplicità dell’adoloscenza e la voglia di mostrarsi più maturi di quanto in realtà eravamo.
domenica 23 ottobre 2011
Benvenuta
Paola ritorna alla sua storia. Ha osservato e imparato anche questa settimana. Settimana molto intensa e impegnativa alle prese con nuove esperienze con le hanno cambiato il modo di vedere la sua vita. Ha imparato che deve vivere alla leggera e soprattutto che non può controllare tutto. Ha affrontato discorsi non semplici, ha ammesso colpe che non le appartenevano, ha parlato di vicende che le hanno procurato tanto dolore. Non dico sia cambiata o maturata, troppo poco tempo, ma inizia a entrare in un’ottica diversa, questo sì.
Ha capito che deve reagire, non può essere una spettatrice della sua vita ma deve essere da protagonista. Mai capitato di vivere una situazione dall’esterno e non riuscire a farvi parte? Bene. È proprio così. Vale la pena vivere da protagonisti e non da comparse. E così sarà. Il motto è “timidezza quando serve, faccia tosta quasi sempre”. Non sto affermando che i furbi hanno sempre la meglio, ma quasi. Apparire sicuri di sé a volte o nella maggior parte dei casi aiuta e fa vivere meglio. Perciò “BENVENUTA NUOVA PAOLA”.
mercoledì 19 ottobre 2011
Consulto
Memorie di una ragazza alle prese con una giornata troppo complicata
Mi rendo conto come a ventun anni sia disinformata. Come alcune cose si diano per scontato. La ricerca delle informazioni si riduce all’uso di internet. Non so se ritenerlo un bene o un male. Ma questa rete così ingarbugliata e a volte pericolosa è da ritenersi importante per chi non vuole o può chiedere spiegazioni. Ho provato sulla mia stessa pelle tutto questo. L’impossibilità di parlare con qualcuno e ricercare la soluzione sul web. Accendi il PC e digiti sul motore di ricerca la tua parola. Quella segreta che non puoi confidare. Mille siti si aprono dinanzi a te. Inizia la ricerca. È un bel problema perché devi selezionare ciò che ti interessa e quando lo trovi la “caccia al tesoro” non si conclude ancora. Troppe domande ti assalgono, scopri altre informazioni che magari sono lontane dal tuo caso, ma le acquisisci come tue.
Poi decidi di armarti di coraggio e di rivolgerti a qualcuno che sa e conosce. A qualcuno che può aiutarti davvero. Una persona che può risolvere o chiarire la tua situazione. Sei spiazzata. Lo guardi quasi come un extraterrestre. Ti senti piccola, insignificante. Nessuno vuole insegnarti niente. Ti rivolgi a lui per capirci qualcosa, per stare meglio, per sentirti matura e responsabile. Inizi ad acquisire sicurezza in te stessa ammettendo di avere dei limiti e di volerli superare.
Ti guarda e ti vede come una giovane donna. Non so se quegli occhi nascondessero tenerezza o finto interesse. Nonostante tutto quello sguardo ti permette di capire quanto sia stato importante informarsi e chiedere aiuto. Quelle parole ti hanno confortato e rassicurato quando ti sentivi fragile. Quella confidenza ti ha fatto crescere e ora nel bene o nel male custodisci un piccolo segreto che sarà un bagaglio nella tua contorta ma emozionate vita.
lunedì 17 ottobre 2011
Cambiamenti
Cara amica mia, mi guardo indietro e vedo quanto tempo è passato. Quante chiacchiere al telefono invece di studiare. Quante versioni copiate dallo stesso quaderno. Quante lacrime versate insieme tra quei vecchi banchi di scuola. Quante risate. Quel che resta ora è un bel ricordo. Abbiamo condiviso tanto e continuiamo a farlo. Siamo donne ormai. Siamo cresciute e maturate. Giorno dopo giorno impariamo dai nostri errori, cerchiamo di capirli ed evitarli. Cerchiamo di supportarci, di essere sorelle, mamme e amiche. Tutto ciò che gli altri non possono capire o darci lo ricerchiamo l’una nell’altra. Ci facciamo forza. Ricerchiamo la razionalità nell’irrazionale. Io enigmatica e iperattiva tu l’esatto opposto. Sin troppo esplicita e a volte scontata. Non pensare che questo sia un modo per giudicarti, tutt’altro. Vedo in te la forza che mi permette ogni giorno di andare avanti, di volare alto con il pensiero, di credere in me stessa e di non cedere alle debolezze. Sei con me nel momento giusto. Mi dai la mano ma poi vuoi lasciarmi camminare con le mie sole gambe. Vuoi che maturi, anche se mi piace essere coccolata e confortata. Non sono ancora pronta per essere ritenuta una donna. Forse mi piace pensarlo ma non esserlo. Pensare di essere cresciuta sì, ma non voglio ancora del tutto assumermi responsabilità. Lo so, come sempre sono strana e continuo a non cambiare. Sono cosciente di tutto ciò e come ha detto qualcuno oggi “hai ventuno’anni, puoi ancora modificare il tuo carattere”.
mercoledì 12 ottobre 2011
Giuseppe
Abbiamo lasciato Paola al suo primo e ultimo incontro con Giuseppe. Quel caldo pomeriggio d’agosto non si erano nemmeno salutati. Quando lui aveva scambiato cortesi convenevoli con Fabrizia, era scappato via perché oberato di lavoro e si erano salutati, frettolosamente, ma nessuno dei due conosceva il nome dell’altro. O meglio mi correggo: Paola lo aveva scoperto grazie a Fabrizia. Il nostro caro Giuseppe aveva circa venticinque anni ed era un avvocato che faceva praticantato presso uno studio vicino a quel bar dove le due ragazze stavano assaporando il loro cremoso e granuloso espressino freddo. Alto, sportivo, scuro di carnagione, con i capelli folti e lisci e gli occhi verdi penetranti. La bocca definita, i denti bianchi e un neo sulla guancia marcato come segno particolare. Studioso e intelligente non era il classico tipo casa e chiesa. Tutt’altro. Era un vero e proprio viveur che amava andare a ballare il sabato sera, incontrarsi con gli amici, andare alle feste. Non era un tipo comune anzi. Diciamo che ci sapeva fare. Era brillante e spiritoso, ma non solo con le ragazze, nella sua vita in generale. Lo descrivo perché Paola in seguito lo conobbe. E dal secondo incontro non fu tutto così semplice..
domenica 9 ottobre 2011
Tagli
Tra i tagli radicali mettiamoci anche quelli di capelli. Notevoli , definitivi. A Paola sono sempre piaciuti. Netti, senza rancori, un po’ come i saluti, gli addii, le partenze. Zac. La prima ciocca se ne va. L’effetto più bello è quando sei seduta sulla poltroncina del parrucchiere e colui che cambierà definitivamente il tuo look raccoglie i tuoi capelli in una coda di cavallo e la taglia. Con forza e decisione. E chi lo avrebbe mai detto? Ma i tagli sono un po’ come la vita. Nella vita ci vogliono cambiamenti come nel look. Modificare alcune situazioni o sfumature, le così dette carte in tavola, a volte è necessario. Per essere una persona nuova, per farlo credere agli altri, per sentirsi più belli e sicuri di sé oltre che stimolati. A Paola i cambiamenti non piacevano. È una persona un po’ monotona sotto questo punto di vista. Accetta di mutare qualcosa di sé nel momento in cui è arrivata al limite dell’accettazione. Il problema? Il limite, per lei, non è facilmente raggiungibile.
Quando aveva circa dieci anni, doveva cambiar casa. I bambini spesso reagiscono positivamente, sono felici perché percepiscono la “novità” nell’aria. Per Paola non era così. Non voleva assolutamente cambiar casa. Le piaceva la sua stanza piccola, i suoi ricordi, i suoi giochi in quella casa, dove era nata e cresciuta per circa dieci anni.
E ancora adesso questa parola la destabilizza, la quotidianità fa parte di lei e del suo modo di essere. Ci si rende conto che avere questa mentalità non può portare bene. Bisogna essere coraggiosi, anche per le piccole cose. Cambiare città, amici, casa, scuola, vita. Non deve far paura. Magari all’inizio siamo timorosi. C’è dell’incertezza sulla possibilità di non trovarsi bene, di non aver fatto la scelta giusta, di pentirsi. In seguito però, quando gli avvenimenti procedono verso la giusta strada, allora ci si rende conto di aver fatto bene e addirittura di non voler tornare indietro. La vita è imprevedibile: potresti decidere di fare delle scelte a cui in passato non avresti lontanamente pensato. Però scegli in questo modo perché serve: serve per te stesso, per la tua salute “sociale” e non solo, per la tua realizzazione in un certo senso. Ed è proprio partendo con questa mentalità che ti rendi conto di migliorare. Di maturare di giorno in giorno. E mi chiedo se Paola assumendo quest’atteggiamento, possa aver modificato il suo modo di vedere il mondo .
giovedì 6 ottobre 2011
Caso
Oggi Gaia ha scritto a Paola. Le ha chiesto: “Come mai non scrivi più?”. Lei le ha risposto :“Non ho molto tempo”. Forse non le manca il tempo o le parole, ha sempre avuto un'idea su tutto e tutti. Forse è la volontà o semplicemente è alla ricerca di qualcosa. Paola ha pensato molto in questi giorni, ha riflettuto su quello che avrebbe potuto scrivere. Ha ascoltato tanta gente, persone del passato e del presente. Ha scavato nella sua memoria. Quante notizie. Un cumulo di notizie in quel cervello chimico.
Ha ricordato il mese di ottobre di anni fa. Quel magnifico mese. Il mese del “riscatto”. Conobbe un certo Giuseppe. Un tipo molto simpatico e intelligente. Insomma un bel tipo. Era iniziato tutto per gioco. Anzi no. Era iniziato per caso. Il caso è la parola giusta.
Avete mai fatto qualcosa “per caso”? Forse sono le migliori situazioni sono quelle casuali. Parola strana. Ma non divaghiamo.
Paola aveva conosciuto Giuseppe in un bar. Non si può definire propriamente conoscenza. Diciamo che lo aveva incontrato. In un caldo pomeriggio d’agosto aveva deciso con Fabrizia di vagare per la città alla ricerca di un passatempo e come ogni volta avevano ceduto al solito espressino freddo. Quella giornata però era piuttosto insolita. Troppa gente, troppo caldo, troppe macchine, troppo smog. Paola aveva deciso di prelevare Fabrizia con il cinquantino, quella vespa perlata del 2001. Quanto caldo in città, si chiedeva mentre raggiungeva casa dell’amica, perché si trovasse in sella a una vespa e non fosse su una bella spiaggia nel tentativo di cuocersi al sole. Ma le vacanze erano quasi finite.
Sedute al tavolino del bar, con l’espressino freddo dinanzi a loro, iniziarono a raccontarsi delle vacanze e di come fosse andato il viaggio di Fabrizia. Si parlava del più e del meno, quando a un certo punto Fabrizia sentì chiamare il suo nome. Era Giuseppe. Aveva una camicia bianca di lino e la pelle abbronzata dal sole dell’estate. Una tracolla e mille fogli tra le mani. Sembravano documenti. Dopo uno scambio veloce di convenevoli, Giuseppe si allontanò e nonostante non si fossero neanche presentati quello, fu il loro primo incontro.
sabato 1 ottobre 2011
Parole
"Hai detto che la parola di oggi è negatività? Allora fammi pensare. Negatività, negatività. Beh certo parlandoci chiaro se pensi alla negatività già parti male. Devi essere positiva. Nel post precedente ho scritto che non hai il tempo materiale per bruciare la tua esistenza nella depressione e nella negatività, ma tu giustamente mi risponderai che lo stato d’animo è quello e non ci puoi fare niente! Lo sai che ti dico? Hai ragione. Purtroppo è sempre stato facile parlare e scrivere ma poi è difficile quasi impossibile mettere in pratica cioè che ti si dice. Mi dici che sei negativa, che questo periodo non va. Ti capisco benissimo, è un periodo amaro per tutti. Come uscire da questo tunnel? Affronta i problemi. Vedi io? Io ho un problema, ma non so come riuscire ad affrontarlo. Ogni giorno mi ripeto,però “sta passando, tranquilla". Autoconvinzione è la parola chiave. Se ti butti giù, crolli e non so quanto tempo passerai a recuperare terreno perduto. Non fare come me. Ho perso troppo tempo dietro alla negatività. E ora cosa mi ritrovo in mano? L’insicurezza, l’odio e la malinconia. No. Non va così. Devi reagire. Devi guardare tutto con occhi diversi. Osserva il mondo a colori e non in bianco e nero. Sorridi. Vedrai che ci riuscirai. Non piangerti addosso. Ti assicuro che non serve. Il segreto per superare la negatività, è parlarne fino allo sfinimento, alla nausea, fino al momento in cui ti domandi perché tu ne stia ancora parlando. Devi essere convinta che non fa per te, che non ti appartiene, che puoi puntare più in alto nella vita e non accontentarti. Hai la possibilità di sognare, di volare con la fantasia. Hai un’amica che ti conforta, anzi più di una. Beh è il momento di reagire Marghe…"
In un momento del tutto di follia Paola scrisse alla sua cara amica Margherita queste parole, con la speranza che le sarebbero state di conforto.
mercoledì 28 settembre 2011
Tempo
Paola pensava a quanto ci si potesse sentire stupidi in determinate circostanze. Si rendeva conto giorno per giorno di quanto la vita fosse imprevedibile e come noi uomini non potessimo fare nulla rispetto a questo “mostro sacro”. Molto spesso eventi o situazioni ci mettono a dura prova. Il nostro compito è di rimanere a galla, nonostante la zattera stia per cedere. Perciò si sentiva stupida. Nonostante la vita fosse difficile e a volte ingiusta per lei c’era anche il tempo di sbagliare. Pensava che non ci fosse tempo per commettere errori ma nonostante tutti continuava imperterrita.
Ci si rende conto a un certo punto, leggendo un libro o una lettera, ascoltando la predica di un prete o parlando semplicemente con un amico, che non c’è tempo. Ne abbiamo troppo poco per vivere al meglio, per goderci ogni istante della nostra esistenza. Perciò basta sprecarla. Basta liti inutili, odio, rancore, indignazione, basta rimanere a casa a guardare la tv, essere passivi. Esci, incontra gente, conosci, pranza con i tuoi genitori la domenica, chiamali, ascoltali, capiscili. Vai alle feste, in discoteca, in un pub. Viaggia, cerca di guardare e osservare il più possibile e fotografa. Scrivi, continuamente, istintivamente, senza pensarci. Quello che rimane sulla carta sarà fonte d’ispirazione per chi verrà dopo di te. Trasformati in uno “Yes man”. Pronuncia sì ogni qualvolta pensi di dire no. Sorridi, ridi a crepa pelle e piangi ma non troppo, le lacrime ti aiuteranno a ridere di più, in seguito. Ama. Cerca e trova una persona da amare. Buttati in una storia, dai tutto te stesso, rendi il tuo Amore felice. Non amarne, però, solo uno, cerca di essere presente anche per gli amici e per chi ti vuole bene. Leggi, racconta e studia. Non rimanerci male per un brutto voto o perché il capo non ti dice “ottimo lavoro”, anche tu riceverai soddisfazioni a tempo debito. Parla lingue straniere, sfoglia quotidiani, comunica con il mondo che ti circonda. Coltiva le passioni più stravaganti, disegna, dipingi, arreda. Suona uno strumento. Abbraccia chi ti sta vicino, parlagli, digli cosa provi, non tenerti tutto dentro, sii sincero.
Hai il tempo di fare tutto questo? Te lo sei domandato? Ti sei dato una risposta? Beh Paola da oggi ha iniziato a cercarla!
martedì 27 settembre 2011
Addio
Siamo capaci di dire addio? È una parola molto difficile. Forse la più difficile insieme a poche altre. Quando diciamo addio a una persona, le lacrime bagnano i nostri occhi, la sofferenza arriva come l’alta marea e la tristezza riempie il nostro cuore. Dire addio non è facile, non è semplice. Solo il tempo ci aiuta a superare questo scoglio. Di primo impatto fa solo male. Ritornano in mente i bei momenti ,le risate, gli abbracci, i “ti voglio bene” sussurrati, e la voglia di stare insieme. Anche i difetti sembrano mancarti o forse davvero ti rendi conto di non poterne fare a meno. Qualsiasi cosa in quell’istante ti fa pensare. Qualsiasi oggetto, paesaggio, parola, profumo ti ricorda chi hai lasciato. Quando decidi di accantonare momentaneamente il ricordo, ecco che ritorna come un’onda violenta che s’infrange sulla sabbia, quasi come se non ti volesse abbandonare. Si decide allora di ritrovare conforto e sostegno in altre cose, interessi o persone. Ci si rende conto ,però, che quello che si è perso, si è portati, in un certo senso, a ricercarlo e ritrovarlo. È un istinto e una necessità involontaria.
I ricordi insieme vivranno e riecheggeranno nel tempo ma in seguito il cuore si libererà della sofferenza e la serenità occuperà il suo posto.
Trascorsi gli anni, ti guarderai indietro sorridendo. Avrai detto addio ma non per sempre.
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