I sogni son ambigui, un po' come alcune persone. Che significato nascondono e cosa vogliono davvero insinuare? Si dice che i sogni siano la rielaborazione delle vicende della giornata. Alcune volte non è affatto vero, almeno personalmente è così. Sogno cose che non vorrei accadessero mai. Perchè facciamo sogni strani o incubi? Perchè ci agitiamo e ci svegliamo nervosi?
"Ho passato una pessima nottata",ogni tanto capita che qualcuno faccia questa affermazione. Sono così realistici. I miei sogni hanno come protagonisti persone senza volto, penso sia qualcosa comune. Non sento il suono della loro voce ma conosco i loro discorsi. A volte nel sogno piango. Mi dispero o rido. Un po' come nella vita reale attraverso diverse fasi. Solo che a volte capita di svegliarmi più stanca del solito. E' come se avessi sognato tutta la notte e mi affaticassi per l'enorme sforzo mentale.
Beh e se alcuni dicono che "la notte porta consiglio" non so fino a che punto crederci.
"Freud suggerì che gli incubi lasciano che il cervello controlli emozioni che sono il risultato delle esperienze dolorose. I sogni lasciano anche esprimere alla mente sensazioni che sarebbero normalmente soppresse da svegli, tenendosi così in armonia".
O alle volte sognamo quello che desideriamo e che nella realtà non riusciamo ad avere. Strano mistero. "Secondo Freud il sogno costituisce un mezzo tra i più efficaci per osservare le fantasie rimosse dall'area della coscienza durante il giorno, ma che vengono rappresentate come in una specie di teatro durante la notte".
Anche il sognare ad occhi aperti è una meravigliosa esperienza, distorcere eventi a nostro piacimento o conversazioni avute o che si avranno.
Il sogno è ambiguità e l'ambiguità e roba di pochi...
Stephen King :"Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere e scrivere molto" . Scrivere è una delle mie più grandi passioni e ho deciso, fondando questo blog, di condividerla con i lettori. I post sono le pagine del "libro on-line" e la mia storia, un pò riveduta e corretta, è il suo filo conduttore. Per chi ricerca una fuga dalla monotona quotidianità, può scegliere di seguire "La parola di oggi è..."
lunedì 12 dicembre 2011
martedì 29 novembre 2011
Days are forgotten
E se veramente i giorni si dimenticano, beh noi vogliamo dimenticare quei giorni no, quelli in cui abbiamo pianto, quelli in cui il mondo ha remato contro di noi, quelli in cui ci hanno deriso e tradito, quelli in cui ci hanno odiato, quelli in cui abbiamo lottato per niente. Vogliamo dimenticare le storie tristi e quelle non importanti, le perdite di tempo e i discorsi fini a loro stessi. Le giornate di pioggia e le cadute. Le ferite e il fiato corto.
Ricordami tutto il resto come un post it sul frigorifero della cucina. Appena sveglia lo leggerò e sorriderò. Ricordamelo con un sms stupido, con una battuta, con il solletico, con una canzone, con una parola di conforto o con una lettera...ricordamelo ma fallo sempre..
non dimenticarlo
Ricordami tutto il resto come un post it sul frigorifero della cucina. Appena sveglia lo leggerò e sorriderò. Ricordamelo con un sms stupido, con una battuta, con il solletico, con una canzone, con una parola di conforto o con una lettera...ricordamelo ma fallo sempre..
non dimenticarlo
venerdì 18 novembre 2011
1920
Sarà come danzare a ritmo di una musica suonata al piano in riva al mare, con le onde che s'infrangono contro di me e il piano forte. Il ritmo si ripete lento, è sempre lo stesso. Ed io mi muovo trasportata dall'immaginazione: sono sul grande palco di un maestoso teatro e sto danzando per te, l'ignoto. Quello che ricerco ogni giorno e che mi accompagna sempre e comunque, qualsiasi cosa faccia, pensi o in qualunque luogo io sia. La musica cresce, le mani del mio pianista si intrecciano in una danza dell'amore. Il vento mi spinge a fare molteplici piroette, i miei vestiti si gonfiano e il volto mi si sporca di sabbia. Il tempo è grigio, ma questa volta non è come il mio animo. E' sereno e tranquillo, forse, anzi no. I miei piedi sono freddi, sento i granelli di sabbia tra le dita e l'acqua è così gelida. In lontananza, sulla cima di una collina, due innamorati si baciano. Un bacio lungo e appassionato come solo l'amore che li accompagna sa dare. I suoi occhi languidi, le sue mani calde e il sorriso da ragazzino che riscalda la fredda giornata invenale del lontano 1920.
giovedì 27 ottobre 2011
Festa
Paola: “ Mi ricordo di una festa. Margherita ed io avevamo circa quattordici anni o giù di lì. Frequentavamo il quarto o il quinto ginnasio e avevamo deciso una sera d’inverno, di andare in centro. Forse avevamo un appuntamento con qualcuno. È così tutto vago. Non mi ricordo per quale motivo fossimo tutte e due perfette e truccate, sicuramente sapevamo già che saremmo andate alla festa”.
Margherita:” Era un gruppo di amici con cui avremmo condiviso tante uscite in seguito. Personalmente mi ricordo che ci fermammo dinanzi ad una libreria del centro città. Fu un incontro casuale. Ci invitarono a una festa. Si chiamava Gianluca. Era bello, altro, ombroso in volto, però faceva il simpatico con me. Era la prima volta che lo incontravo, Paola invece lo conosceva da anni, avevano frequentato la stessa scuola in passato.”Paola:” Erano solo ragazzi e una ragazza, quest’ultima la conoscevo perché avevo frequentato insieme a lei la scuola materna. Non possedevamo né macchina né motorino. Ci accontentammo di prendere il pullman, o forse no, forse raggiungemmo la festa a piedi. In quel periodo senza mezzi di locomozione eravamo abituati a camminare molto. Arrivammo alla fatidica festa. Avete presente quelle feste adolescenziali fatte in casa, con il dj, i divani alle estremità della stanza per fare spazio? Beh era la nostra festa”.
Margherita:” Ora che mi ricordo, era una villa a due piani. C’erano la tavernetta, il piano terra e il primo piano che personalmente non ho mai visto perché c’erano le stanze da letto. Il piano terra, dove si svolgeva la serata, non era grandissimo. Il padrone di casa ci accolse, Roberto. Tipo simpatico ma astratto, adorava l’inglese, i viaggi e il sapere in tutte le sue sfumature. Arrivammo a party iniziato. La musica era alta, il dj era all’angolo della stanza illuminato da una lucina e cambiava freneticamente cd, i ragazzi erano ammassati in quella stanzetta con divani e mobili alle estremità della stanzaper permettere di ballare. Ci accomodammo. Il piano terra aveva una finestra che affacciava sull’interno della villa, dove si sviluppava un piccolo ma accogliente giardino corredato di tavolini e sedie e un dondolo. C’erano ragazzi anche fuori, nonostante il freddo inverno.”
Margherita:” io guardavo lui e lui ricambiava il mio sguardo. Aveva una carnagione scura, i capelli bruni e ricci e gli occhi penetranti che ti lasciavano senza fiato. Indossava una felpa pesante bianca con un disegno rosso. Era un animale, ma non ricordo precisamente quale fosse. Jeans, scarpe da ginnastica e il suo giubbotto di pelle. Quanto era bello e affascinante. Parlare di lui mi ricorda primi approcci da ragazzini. Si è timidi e impacciati e noi eravamo il quadro dell’imbarazzo.”Non so cosa mi abbia ricordato questa festa ma mi mancano quei momenti di assoluta innocenza. Mi manca la semplicità dell’adoloscenza e la voglia di mostrarsi più maturi di quanto in realtà eravamo.
domenica 23 ottobre 2011
Benvenuta
Paola ritorna alla sua storia. Ha osservato e imparato anche questa settimana. Settimana molto intensa e impegnativa alle prese con nuove esperienze con le hanno cambiato il modo di vedere la sua vita. Ha imparato che deve vivere alla leggera e soprattutto che non può controllare tutto. Ha affrontato discorsi non semplici, ha ammesso colpe che non le appartenevano, ha parlato di vicende che le hanno procurato tanto dolore. Non dico sia cambiata o maturata, troppo poco tempo, ma inizia a entrare in un’ottica diversa, questo sì.
Ha capito che deve reagire, non può essere una spettatrice della sua vita ma deve essere da protagonista. Mai capitato di vivere una situazione dall’esterno e non riuscire a farvi parte? Bene. È proprio così. Vale la pena vivere da protagonisti e non da comparse. E così sarà. Il motto è “timidezza quando serve, faccia tosta quasi sempre”. Non sto affermando che i furbi hanno sempre la meglio, ma quasi. Apparire sicuri di sé a volte o nella maggior parte dei casi aiuta e fa vivere meglio. Perciò “BENVENUTA NUOVA PAOLA”.
mercoledì 19 ottobre 2011
Consulto
Memorie di una ragazza alle prese con una giornata troppo complicata
Mi rendo conto come a ventun anni sia disinformata. Come alcune cose si diano per scontato. La ricerca delle informazioni si riduce all’uso di internet. Non so se ritenerlo un bene o un male. Ma questa rete così ingarbugliata e a volte pericolosa è da ritenersi importante per chi non vuole o può chiedere spiegazioni. Ho provato sulla mia stessa pelle tutto questo. L’impossibilità di parlare con qualcuno e ricercare la soluzione sul web. Accendi il PC e digiti sul motore di ricerca la tua parola. Quella segreta che non puoi confidare. Mille siti si aprono dinanzi a te. Inizia la ricerca. È un bel problema perché devi selezionare ciò che ti interessa e quando lo trovi la “caccia al tesoro” non si conclude ancora. Troppe domande ti assalgono, scopri altre informazioni che magari sono lontane dal tuo caso, ma le acquisisci come tue.
Poi decidi di armarti di coraggio e di rivolgerti a qualcuno che sa e conosce. A qualcuno che può aiutarti davvero. Una persona che può risolvere o chiarire la tua situazione. Sei spiazzata. Lo guardi quasi come un extraterrestre. Ti senti piccola, insignificante. Nessuno vuole insegnarti niente. Ti rivolgi a lui per capirci qualcosa, per stare meglio, per sentirti matura e responsabile. Inizi ad acquisire sicurezza in te stessa ammettendo di avere dei limiti e di volerli superare.
Ti guarda e ti vede come una giovane donna. Non so se quegli occhi nascondessero tenerezza o finto interesse. Nonostante tutto quello sguardo ti permette di capire quanto sia stato importante informarsi e chiedere aiuto. Quelle parole ti hanno confortato e rassicurato quando ti sentivi fragile. Quella confidenza ti ha fatto crescere e ora nel bene o nel male custodisci un piccolo segreto che sarà un bagaglio nella tua contorta ma emozionate vita.
lunedì 17 ottobre 2011
Cambiamenti
Cara amica mia, mi guardo indietro e vedo quanto tempo è passato. Quante chiacchiere al telefono invece di studiare. Quante versioni copiate dallo stesso quaderno. Quante lacrime versate insieme tra quei vecchi banchi di scuola. Quante risate. Quel che resta ora è un bel ricordo. Abbiamo condiviso tanto e continuiamo a farlo. Siamo donne ormai. Siamo cresciute e maturate. Giorno dopo giorno impariamo dai nostri errori, cerchiamo di capirli ed evitarli. Cerchiamo di supportarci, di essere sorelle, mamme e amiche. Tutto ciò che gli altri non possono capire o darci lo ricerchiamo l’una nell’altra. Ci facciamo forza. Ricerchiamo la razionalità nell’irrazionale. Io enigmatica e iperattiva tu l’esatto opposto. Sin troppo esplicita e a volte scontata. Non pensare che questo sia un modo per giudicarti, tutt’altro. Vedo in te la forza che mi permette ogni giorno di andare avanti, di volare alto con il pensiero, di credere in me stessa e di non cedere alle debolezze. Sei con me nel momento giusto. Mi dai la mano ma poi vuoi lasciarmi camminare con le mie sole gambe. Vuoi che maturi, anche se mi piace essere coccolata e confortata. Non sono ancora pronta per essere ritenuta una donna. Forse mi piace pensarlo ma non esserlo. Pensare di essere cresciuta sì, ma non voglio ancora del tutto assumermi responsabilità. Lo so, come sempre sono strana e continuo a non cambiare. Sono cosciente di tutto ciò e come ha detto qualcuno oggi “hai ventuno’anni, puoi ancora modificare il tuo carattere”.
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